Gregory Corso, il grande poeta americano, muore il 17 gennaio 2001.

Nel giorno del suo compleanno, il 26 marzo 2001, Il Bisbigliatore organizza un evento per celebrarne l’arte. L’evento, particolarmente sentito perché alcuni di noi hanno conosciuto Corso personalmente, resta a tutt’oggi una perla della nostra attività.
Cosa avvenne quella sera? esposizione di memorabilia del poeta (che ha lungamente soggiornato a Roma), musica, letture di poesia, con Pilar Castel, Mario Lunetta, l’equipaggio de il Bisbigliatore e altri.

Il 5 maggio le ceneri di Gregory Corso vengono inumate al cimitero degli acattolici a Roma (il cosiddetto cimitero “degli inglesi”), accanto alla tomba di Percy Bysshe Shelley, secondo il suo desiderio.

In attesa che questa pagina venga completata con un resoconto più dettagliata dell’evento del 26 marzo, riportiamo qui sotto le impressioni di Fulvio Savagnone sulla cerimonia di inumazione, scritte di getto subito dopo avervi partecipato.

In memoriam
Gregory Corso, Poeta
Fulvio Savagnone

Oggi è il 5 di maggio
A Roma, è primavera
Molti anni fa, oggi, moriva un uomo
che ebbe in sorte un impero, quando era giovane.
Ma importa?
Non molti anni fa, oggi, un altro si lasciava morire,
quando era giovane,
in una prigione fatta di religioni.
Ma è primavera, a Roma, oggi
e a Roma, oggi, un Poeta va a stare con altri Poeti.

Siamo in tanti oggi, a Roma,
a guardare dove si ritrovano i Poeti.
Mai avrei immaginato: così tanti!
Giovani e vecchi hipsters,
Hi-tech trip-hoppers
Accenti romaneschi, voci americane, telefonini
e ricchi ex-arrabiati con loft a San Lorenzo
e poveri ex-niente, vecchi e nuovi
gatti,
e sassi dall’antico muschio
e anche giornalisti e fotografi anche
Tutti qui, per il Poeta che va a stare con altri Poeti.

Oggi è primavera, a Roma
Tutt’intorno al sole, le nuvole:
ma non piangeranno, adesso!
Più tardi: forse.
I giornalisti parlano nelle loro scatole, i fotografi nello loro scatole guardano
Tutti gli altri tra loro guardano, tra loro parlano
È primavera, ed io sorrido dentro
È primavera, ed il mio cuore sorride a Gregory
È primavera, ed io con l’occhio bacio il tondo seno delle donne belle e giovani
con l’occhio carezzo le tonde natiche delle donne vecchie e belle
Io con l’occhio sfioro le labbra della donna che ora piange.

Perché ecco, viene il Poeta!
Viene il Poeta, e tutti gli fanno ala
Il Poeta viene, e tutti si accalcano
Lo porta la figlia identico volto
Che strano! Io lo ricordavo grande, immenso,
come un Poeta deve essere!
Com’è minuscolo, ora! sta tutto in una bella scatola colorata
nelle mani affettuose della figlia!
Così bella, occhi come il padre
Occhi che oggi scaturiscono liquida poesia
La guardo, e anch’io piango
Intorno, i fotografi occhi asciutti:
si affollano, montano sopra le case degli altri Poeti che già qui stanno
filmano, riprendono, fotografano
Forse di nascosto ne è commosso, qualcuno: appena.
(uno solo, poverino, zoppica: ha una stampella!
la sua scatola digital hi-tech è impotente
contro la ressa intorno il Poeta
rimane, triste, ai margini, ma è fortunato:
mette nella sua scatola le case di tanti altri, qui
principi, ambasciatori di paesi lontani,
gente comune, poeti annegati)

Non mi indigno, però! – penso:
meglio qui, giornalisti, piuttosto che appresso il politico di turno
meglio qui, fotografi, piuttosto che appresso l’ennesima smandrappata televisiva
Perché oggi, qui, c’è la poesia!
La figlia del Poeta è poesia in forma di donna!
Poesia trasuda oggi, qui, dagli occhi di donne e uomini, tanti!
I pini, i cipressi gemmano aromatica poesia!
La primavera è tiepida poesia!
Può mai la poesia tacere?
Può mai il Poeta morire?
La poesia è un fiume in piena amorosa!
La poesia è lava carezzevole!
Se una bocca riposa, altre hanno inizio!

Ed ecco! La poesia si fa voce!
La voce del Poeta corre di voce in voce
dove sommessa, dove fiera
dove di uomo, dove di donna:
ed anche i fotografi stanno.

Come in un film, un sax suona poche note
e noi andiamo, lasciamo soli il Poeta e sua figlia
e poi anche sua figlia, andrà.
E finalmente il Poeta starà con gli altri Poeti
e amabilmente converseranno
e riccamente berranno vino
come solo i Poeti sanno fare.

Fuori, chi piangeva ora sorride
all’amico, all’amato,
accendendosi una sigaretta.

2 Risposte a “2001-03-26, Gregory Corso, In Memoriam”


  1. 1 Gino Taddei Domenica, 6 Maggio, 2007 alle 0:35

    Leggo adesso il commento poetico di Fulvio Savagnone riportatto quì sopra : sempre più mi convinco della realtà di “poiesis” del fare poetico. Creare la “realtà” è somma attività mentre tutto scorre. E senza fermarsi su nulla, neanche al nostro SE sempre insostanziale e impermanente come tutto.
    Grazie Fulvio di averci condotti per mano tra le vie di questo splendido poetare.

  2. 2 ignazio gori Lunedì, 28 Luglio, 2008 alle 14:24

    disse l’Amore Estremo:
    “Quale passato debbo mai rivivere?”


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